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giovedì 10 ottobre 2013

Italia: oltre mezzo milione di dollari per la sicurezza alimentare in Bolivia


Il Governo italiano, attraverso la Rappresentanza diplomatica dell’Ufficio per la cooperazione a La Paz, ha donato oltre mezzo milione di dollari al Programma alimentare mondiale (Pam) in Bolivia per sostenere lo sviluppo dei mezzi di sussistenza e la sicurezza alimentare delle famiglie di agricoltori e dei contadini senza terra nei comuni più vulnerabili all’insicurezza alimentare in tre dipartimenti.


Il contributo del Governo Italiano consentirà a 30 mila famiglie rurali a rischio insicurezza alimentare, di migliorare le loro condizioni di vita partecipando a diverse attività: la creazione di orti comunitari e di piccoli allevamenti di bestiame, la bonifica delle terre produttive, la costruzione di sistemi di irrigazione e altre azioni su piccola scala. 

giovedì 13 giugno 2013

Unicef: in Perù ottimo risultato nella lotta alla denutrizione infantile

Un nuovo rapporto del Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia (UNICEF) pubblicato a Dublino, in Irlanda, ha messo in risalto che in Perù si è riusciti a ridurre la denutrizione cronica di bambini al di sotto dei cinque anni, dal 30% nel 2004 al  20% nel 2011 e attribuisce questo progresso alla volontà e al compromesso politico nel far fronte a questo problema. 

Secondo questo documento, intitolato “Migliorare la nutrizione infantile: imperativo realizzabile per il progresso globale”, l’esperienza peruviana per affrontare con successo la denutrizione infantile si incentra nel miglioramento della nutrizione delle donne prima, durante e dopo la gravidanza e nella promozione e protezione dell’allattamento materno esclusivo nei primi sei mesi di vita. 

venerdì 3 maggio 2013

Perù: ridotta la denutrizione cronica fra i bambini


Secondo un'informativa dell'Unicef, garantire la corretta nutrizione delle donne prima, durante e dopo il parto, promuovere l’allattamento materno, l’alimentazione sicura e di buona qualità dai 6 ai 24 mesi di età, prevenire e trattare la mancanza di micronutrienti, come vitamine e sali minerali, sono state le buone pratiche che hanno permesso al Perù di ridurre la denutrizione cronica fra i bambini sotto i cinque anni di età, passata dal 30% del 2004 al 20% nel 2011.

”E’ stata molto importante la concretezza della politica” ha detto Paul Martin, rappresentante dell’Unicef nel paese andino. Secondo Martin, a partire dal secondo governo di Alan García (2006-2011) le esperienze positive raccolte durante gli anni precedenti sono state convogliate in una politica nazionale, tradotta nella cosiddetta Strategia ”Crecer” (crescere), capace di articolare gli sforzi delle autorità, degli enti locali e della società civile verso un comune obiettivo: riduzione della povertà e della denutrizione cronica infantile. 

mercoledì 19 dicembre 2012

Leo Messi "La mortalità infantile deve essere pari a zero"


Leo Messi, grande campione di calcio argentino e fuoriclasse del Barcellona, è da tempo Godwill Ambassador dell'Unicef e con un video realizzato appositamente, ha lanciato un messaggio per intensificare gli sforzi per salvare la vita di migliaia di bambini che muoiono ogni anno per cause prevenibili.


"Noi tutti possiamo contribuire a fermare la mortalità dei bambini per cause prevenibili", ha detto Messi, diventato padre quest'anno per la prima volta e che con questo messaggio ha aderito al "Committing to Child Survival: A Promise Renewed", uno sforzo a livello mondiale sulla sopravvivenza dei bambini che invita governi, organizzazioni della società civile, aziende e singoli individui ad impegnarsi per porre fine alle morti infantili prevenibili.

mercoledì 21 novembre 2012

Cepal e Unicef 'denunciano' l'elevata povertà infantile indigena in America Latina


La Commissione Economica per l'America Latina e l'Unicef hanno recentemente sottolineato l'alto tasso di povertà infantile indigena in America Latina, riferendosi "all'impoverimento sistematico" dei popoli indigeni.

I dati sono contenuti in un bollettino diffuso dai due organismi membri delle Nazioni Unite, spiegano che nonostante i progressi ottenuti in paesi come Ecuador, Panama e México, nove bambini indigeni su dieci, nella regione, soffrono di qualche forma di privazione.

giovedì 18 ottobre 2012

Perù: mortalità infantile abbassata del 76%


Nella lotta alla mortalità infantile, il Perù è il primo paese latinoamericano e il settimo al mondo ad essersi adoperato tra il 1990 e il 2011, riuscendo ad abbassare il tasso del 76%, secondo il Fondo dell’Onu per l’infanzia (Unicef). 

Nell’ambito di un incontro a Lima con il ‘tavolo di concertazione per la lotta alla povertà’, il rappresentante dell’Unicef nel paese, Paul Martin, ha fornito i nuovi dati, ricordando che nel 1990 il Perù era quarto nella lista dei paesi con il più alto tasso di mortalità infantile del pianeta, con 75 decessi ogni 1000 nascite; nel 2011 il tasso è sceso a 18 decessi ogni 1000 nascite.

mercoledì 7 marzo 2012

Unicef-Oms: dimezzata la percentuale di chi non ha accesso ad acqua potabile

In un rapporto diffuso da Unicef e Oms si legge che tra il 1990 e il 2010, oltre due miliardi di persone hanno avuto accesso a fonti migliorate d’acqua potabile, come forniture tramite reti idriche e pozzi in cui la qualità dell’acqua è soggetta a controllo. Il mondo ha raggiunto l’Obiettivo di Sviluppo del Millennio di dimezzare la percentuale di persone senza accesso all’acqua potabile, un risultato ottenuto in anticipo rispetto alla scadenza del 2015.

Il Rapporto “Progress on Drinking Water and Sanitation 2012”, realizzato nell’ambito del Joint Monitoring Programme for Water Supply and Sanitation UNICEF-OMS, afferma che, alla fine del 2010, l’89% della popolazione mondiale, circa 6,1 miliardi di persone, hanno avuto accesso a fonti migliorate d’acqua potabile. Che rappresenta l’1% in più rispetto all’88% previsto dagli Obiettivi di Sviluppo del Millennio. Il rapporto prevede che, entro il 2015, il 92% della popolazione mondiale avrà accesso a fonti migliorate d’acqua potabile.

mercoledì 29 febbraio 2012

"Figli nelle città", l'Unicef presenta la condizione dell'infanzia nel mondo

In contemporanea e in tutto il mondo, alla fine del mese di febbraio, è stato presentato il rapporto dell'Unicef,  “La condizione dell’infanzia nel mondo 2012: Figli delle città”, nel quale si 'legge' come l'urbanizzazione lasci centinaia di milioni di bambini che vivono nelle città senza accesso ai servizi di base.

 “Oggi il 50% di tutta la popolazione mondiale vive in aree urbane ed entro la metà di questo secolo arriverà a oltre due terzi. Questo rapporto è dedicato a bambini e ragazzi che vivono negli ambienti urbani di tutto il mondo; sono più di un miliardo e il loro numero continua ad aumentare”, ha dichiarato il Presidente Unicef Guerrera.

sabato 14 gennaio 2012

Unicef: a due anni dal terremoto di Haiti, piccoli miglioramenti per i bambini

L'Unicef ha pubblicato un rapporto che indica come, a due anni dal terribile sisma che ha devastato una parte di Haiti, la situazione dei bambini nel Paese sta lentamente migliorando, anche se le sfide restano difficili. L'Unicef ha aiutato più di 750.000 i bambini a tornare a scuola; 80.000 di loro frequentano ora le classi nelle 193 scuole sicure e antisismiche costruite dall'organizzazione mondiale. Oltre 120.000 bambini si divertono a giocare in uno dei 520 spazi a misura di bambino. Più di 15.000 bambini malnutriti hanno ricevuto cure salvavita nell’ambito dei 314 programmi di alimentazione terapeutica sostenuti dall'Unicef. E 95 comunità rurali hanno lanciato nuovi programmi per migliorare l'igiene.

martedì 3 gennaio 2012

Diego Forlán lancia la sua linea di prodotti per bambini

Diego Forlan, giocatore uruguaiano dell'Inter, ha lanciato una linea di prodotti per bambini: piatti, tazze, utensili. Una percentuale sulla vendita di questi oggetti sarà destinato all'Unicef. Il calciatore ha approfittato della sua permanenza in Uruguay, durante la pausa del campionato italiano, per lanciare la sua linea di prodotti, che sono stati presentati in un albergo di Punta del Este e che saranno realizzati da un'azienda che vede coinvolti anche i fatelli di Forlan, Alejandra e Pablo.

Il marchio dell'azienda sarà realizzato dal fumettista uruguaiano Pablo Fierro e si tratta di una sorta di mascotte con lunghi capelli biondi che indossa una maglietta azzurra, tipico colore della 'Celeste', la nazionale dell'Uruguay.  

mercoledì 23 novembre 2011

‘Basta, quiero ser libre’, il reinserimento sociale del bambini-soldato

In Colombia, sono circa 3000, negli ultimi nove anni, i minori arruolati a forza dai gruppi armati che sono stati riscattati e reinseriti nella vita sociale attraverso uno speciale programma di tutela statale grazie alla campagna ‘Basta, quiero ser libre’ (Basta, voglio essere libero).  Secondo il ministro della Difesa, Juan Carlos Pinzón, almeno un terzo di loro appartiene a comunità indigene ed è stato costretto ad imbracciare un fucile dai guerriglieri delle Farc (Forze armate rivoluzionarie della Colombia) a un’età compresa fra i 12 e i 14 anni. ”Una violazione ai diritti dei bambini, ma anche delle minoranze” ha sottolineato Pinzón, aggiungendo che, oltre ad essere utilizzati come combattenti, sono spesso vittime di sfruttamento sessuale.

I dipartimenti in cui il fenomeno dell’arruolamento forzato di minori è più evidente sono quelli di Caquetá (sud), Antioquia (nord-ovest), Cundinamarca (centro), Chocó (ovest) e Cauca (sud-ovest). Oltre alle ‘storiche’ Farc – hanno 47 anni di vita – che il governo stima abbiano in forza 8000-9000 uomini, sono ancora attivi sullo scenario del conflitto colombiano anche i ribelli dell’Esercito di liberazione nazionale (Eln), oltre a decine di bande criminali guidate per lo più da ex-paramilitari dediti principalmente al narcotraffico.

sabato 12 marzo 2011

Appello Unicef: servono 1,4 miliardi di dollari per i bimbi nelle zone di crisi più estreme

Il mondo è investito da sconvolgenti umanitarie e l'Unicef, nel presentare il suo Rapporto sull’azione umanitaria per i bambini – Humanitarian Action for Children Report 2011, ha lanciato un preciso appello a tutti i suoi donatori: servono 1,4 miliardi di dollari per assistere bambini e donne intrappolati nelle crisi.

"Investire nei bambini e rafforzare la resilienza dei Paesi e delle comunità che vivono ai margini non solo riduce la loro strada per il recupero, ma contribuisce anche ad aumentare la capacità di gestione dei rischi, mettendo in atto misure di prevenzione prima che la crisi dirompa, mitigandone i danni in quest’ultimo caso", ha dichiarato Hilde Johnson, vicedirettore generale dell’Unicef.

Il mondo è stato testimone di sconvolgenti crisi umanitarie nel 2010: le inondazioni in Pakistan che hanno sommerso un quinto del Paese; il terremoto ad Haiti che ha causato più di 200.000 vittime e milioni di sfollati; la terra arida e la mancanza di cibo in tutto il Sahel che continuano a minacciare centinaia di migliaia di bambini con malnutrizione acuta e grave. Queste emergenze meritano i titoli dei giornali, ma ci sono crisi meno evidenti agli occhi dei media che minacciano la vita di molti altri bambini e delle loro famiglie. In tutto il mondo, siccità, carestie, conflitti violenti, esodi a lungo termine sono una realtà per milioni di persone.

Queste crisi umanitarie hanno conseguenze disastrose per i bambini, tra i quali il reclutamento nelle forze armate, la violenza sessuale e la perdita di servizi di base come acqua, sanità e istruzione. La portata senza precedenti dei disastri di Haiti e del Pakistan ha suscitato una risposta straordinaria a livello mondiale da parte di tutte le organizzazioni umanitarie e partner.
Il rapporto presenta crisi che richiedono un supporto eccezionale; mostra i luoghi in cui sono indispensabili provvedimenti urgenti per salvare vite, per proteggere i bambini contro le peggiori forme di violenza e abusi e per garantire l'accesso ai servizi di base, come acqua e igiene, salute, nutrizione e istruzione.

"Dopo un anno di devastanti calamità naturali e tragedie umane, non è mai stato più opportuno rafforzare la resilienza dei singoli e delle comunità che si trovano ripetutamente in pericolo"
, ha continuato Johnson. I 32 Paesi a cui si riferisce questo appello sono stati selezionati sulla base della gravità della crisi e del suo impatto sui bambini e sulle donne, sulla natura cronica o prolungata della crisi e sulla base del loro potenziale per produrre risultati duraturi salva-vita.