martedì 11 settembre 2012

World Economic Forum: cresce la competitività dell'America Latina


La competitività di diversi paesi dell'America Latina è cresciuta, come riporta l'annuale rapporto del World Economic Forum, che ha certifica il primato del Cile e l'ascesa di Brasile, Messico e Perù, mentre Panama è primo tra i paesi centroamericani. Un dato che nasce dal rapporto annuale che fotografata la situazione del mercato del lavoro e le aperture economiche in 144 paesi. 

In base alla ricerca del World Economic Forum, risulta che nell'ultimo anno Messico e Brasile hanno guadagnato diverse posizioni nella classifica guidata dalla Svizzera, portandosi rispettivamente al 48° e al 53° posto. Primo tra i paesi latinoamericani è comunque il Cile, 33esimo, dopo la perdita di due posizioni. Le performance "stabili" del paese andino sono confortate da un livello molto basso del debito pubblico e da un più che solido contesto macroeconomico.


Il Brasile gode di un miglioramento nelle condizioni macroeconomiche, nonostante permanga un tasso di inflazione al 7 per cento, mentre il Messico consolida il trend degli ultimi anni, vanta un ampio mercato interno, un buon panorama delle infrastrutture viarie e un buon contesto macroeconomico. Ben nove posizioni sono scalate da Panama, che, anche grazie all'eccellente livello delle infrastrutture, consolida il suo posto di capofila tra i paesi dell'America centrale. 

Cresce anche il Perù che passa dal 67° al 61° posto. Stabile la Colombia al 69° posto mentre Honduras e Argentina perdono terreno e si piazzano, rispettivamente, al 90° e  94° posto; la Bolivia è al 104°. Male il Venezuela che scende di due posizioni fino alla 126esima. 

La regione nel suo complesso, osserva il World Economic Forum, deve comunque affrontare diverse sfide: quella di un rafforzamento delle istituzioni, di un arricchimento delle infrastrutture e di una maggiore redistribuzione delle risorse. E dovrà comunque fare attenzione alla minore corsa dell'economia statunitense, alla decelerazione di quella cinese e di altre economie emergenti oltre che alle ripercussioni della crisi dell'euro.   

fonte ilvelino.it

Nessun commento:

Posta un commento