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venerdì 16 marzo 2012

La tecnologia per le ricerche archeologiche in alta quota

3D del vulcano Ampato - foto Colorado.edu
Le nuove tecnologie stanno indubbiamente portando incredibili contributi nel campo delle ricerche archeologice in zone estreme, come le alte montagne della cordigliera andina. La georeferenziazione e la modellazione tridimensionale dello spazio geografico può effettivamente supportare l’avanzamento delle ricerche sui picchi andini, permettendo di massimizzare gli sforzi e di rendere efficaci le dispendiose spedizioni in sito, sia in termini energetici sia economici.

Lo strumento più importante è il GIS (Geographic Information System, Sistema Informativo Geografico) utilizzato per ricostruire e analizzare tutti i dati geografici noti, come quelli derivati dal Posizionamento Globale (GPS). Grazie al GIS è possibile individuare rovine archeologiche in quota, anche grazie ad un applicazione chiamata MAPIS (Modeling Archeological Potential of Ice and Snow) che può testare i quanto tempo un ghiacciaio possa ritirarsi, lasciando scoperte eventuali rovine (è un modello predittivo dei campi ghiacciati).