venerdì 30 settembre 2011

Guarani ucciso e abbandonato dagli uomini armati al soldo degli allevatori

Un uomo Guarani di soli vent’anni è morto per le ferite riportate durante un violento attacco sferrato, pare, da uomini armati al soldo di allevatori di bestiame brasiliani. Teodoro Ricardi è morto martedì sul ciglio di una strada nello stato centro-occidentale del Mato Grosso do Sul. È stato accoltellato sette volte e il suo corpo era coperto di lividi.

L’assalto è avvento nei pressi del ranch São Luiz, da cui due testimoni guarani dicono di aver visto fuggire alcuni uomini dopo l’incidente, diretti nella foresta. Il ranch si estende sulla terra ancestrale dei Guarani. La comunità di Teodoro, Y’poi, è rimasta sotto assedio sin da quando ha rioccupato parte della sua terra, nel 2010. I Guarani vivono intrappolati dagli allevatori, che limitano il loro ricorso alle cure mediche.

“Siamo perseguitati” ha detto un Guarani di Y’poi a Survival International. “Ci trattano come animali, ci uccidono e ci buttano in strada.” I Guarani del Mato Grosso do Sul, che stanno cercando disperatamente di recuperare una frazione dei loro territori originari, subiscono l’aspra e violenta resistenza dei facoltosi allevatori e dei proprietari delle piantagioni di canna da zucchero e soia.

“I Guarani avevano già sofferto abbastanza senza che dover sopportare anche il dolore dell’assassino di Teodoro” ha commentato il direttore generale di Survival, Stephen Corry. Se il governo brasiliano avesse permesso ai Guarani di vivere nella terra che appartiene loro di diritto, la sua morte avrebbe potuto essere evitata, così come quella degli altri prima di lui.

Nel 2009, Navi Pillay, Alto Commissario per i diritti umani alle nazioni Unite, aveva espresso il suo sgomento di fronte alla lotta dei Guarani, che descrisse come una tribù “incredibilmente invisibile".

fonte survival

giovedì 29 settembre 2011

Belo Monte: stop alla diga, il tribunale ferma tutto

La battaglia contro la costruzione della diga di Belo Monte, gigantesca opera che dovrebbe fornire una potenza di 11.200 megawatt, in pratica l'11% del fabbisogno totale in Brasile, ha ottenuto un grande risultato: la corte federale dello Stato di Para, nel nord del Paese, ha infatti vietato al consorzio Norte Energia di alterare il corso del fiume Xingu.

Nella motivazione di questa decisione che è una vera vittoria da parte delle organizzazioni ambientaliste e delle tribù amazzoniche hanno 'lottato' per non vedersi distruggere la foresta dove vivono, si legge "Il corso del fiume Xingu non deve essere alterato con la costruzione di un porto, esplosioni controllate, innalzamento di dighe, incroci di canali e qualsiasi altro lavoro che modifichi il suo corso naturale o possa comportare rischi per la fauna ittica".


Una vera batosta per il governo brasiliano che si vede bloccare un progetto che era stato presentato come fondamentale allo sviluppo energetico del paese e che aveva previsto un investimento di circa 11 miliardi di dollari. La diga di Belo Monte era destinata a diventare la più grande del mondo dopo le gigantesche opere come le dighe delle Tre Gole in Cina e la diga di Itaipu, costruita al confine tra Brasile e Paraguay.


Nel giugno scorso l'Istituto brasiliano dell'Ambiente aveva autorizzato la costruzione di Belo Monte, ma l'impegno e le proteste che si sono susseguite nei mesi scorsi e il lavoro delle associazioni ambientaliste. “Non cederemo di un millimetro” aveva dichiarato il Movimento Xingu Vivo para Sempre , un grande sodalizio tra organizzazioni sociali e ambientali nella regione del fiume Xingu. “Ad ogni errore, ad ogni bugia, la nostra indignazione crescerà, al pari della nostra forza”. Un'indignazione che ha avuto sì la forza di fermare il progetto, anche se, quasi certamente, non possiamo considerare che questo sia l'atto finale di questa vicenda, purtroppo.

Antidolorifici e cancelleria agli Indiani del Perù per aprire le porte ai giganti del gas

Secondo informazioni pervenute a Survival International, sulle comunità indiane sarebbero state effettuate pressioni ad aprire le loro riserve alla prospezione persino da parte dei membri dell’INDEPA – l’agenzia governativa istituita per proteggere le tribù del Perù. Gli operai della Pluspetrol, il gigante argentino del gas, sono entrati nella riserva dei Kugapakori-Nahua per condurvi test ambientali d’idoneità.

La riserva è stata creata nel 1990 per proteggere i diritti territoriali delle sue tribù più vulnerabili.
Enrique Dixpopidiba Shocoroa, un leader dei Nahua, racconta che la sua comunità ha ricevuto attrezzatura medica, articoli di cancelleria e promesse di lavoro temporaneo. Pochi giorni fa il Presidente del Perù, Ollanta Humala, ha approvato una legge storica progettata per garantire ai popoli indigeni del paese il diritto alla consultazione prioritaria su qualunque progetto interessi loro e la loro terra. Ma circa 15 tribù dell’Amazzonia peruviana hanno scelto di opporsi al contatto, e molte di loro vivono proprio all’interno della riserva di cui si vogliono sfruttare le risorse. Se le loro terre venissero aperte allo sfruttamento del gas, si troverebbero tutte a dover fronteggiare il rischio di estinzione.

"Effettuare trivellazioni di gas e petrolio nelle riserve delle tribù incontattate vuol dire farsi beffe della nuova legge del Perù” ha commentato oggi Stephen Corry, direttore di Survival International. “Rischia anche di compromettere la promessa del governo di proteggere le tribù incontattate, che sono particolarmente vulnerabili.”

Quando le loro terre furono aperte per la prima volta all’esplorazione petrolifera da parte della Shell, negli anni ’80, oltre la metà dei Nahua morirono. Oggi, le tribù incontattate che vivono Inserisci linkancora nella regione corrono lo stesso enorme rischio di soccombere alle malattie introdotte dagli estranei.


fonte survival.it

mercoledì 28 settembre 2011

"Scoprir duemilaundici", cinema iberoamericano a Roma

L’Instituto Cervantes di Roma diretto da Mario García de Castro presenta, da martedì 4 a domenica 9 ottobre, "SCOPRIR duemilaundici", la seconda mostra del cinema iberoamericano di Roma, a cura di Giovanni Ottone. Una finestra aperta sulla vivace tradizione filmica della Penisola Iberica e dell’America Latina contemporanea, con particolare attenzione ai giovani autori e ai talenti ancora poco noti alle grandi masse.

Messico, Colombia, Argentina, Cuba, Cile, Uruguay, Venezuela, Portogallo e Spagna sono le nazioni coinvolte nel progetto che presenta 18 film in lingua originale con sottotitoli in italiano, proiettati al Palazzo delle Esposizioni e alla Casa Argentina di Roma. Tra prime assolute, presentazioni con gli autori, proiezioni inedite e incontri/dibattito, la città eterna diventa per 6 giorni la dimora delle culture filmiche ispaniche e latinoamericane.


9, le première italiane. 4, i registi coinvolti nell’iniziativa che interverranno durante le proiezioni delle loro opere: Il messicano Pedro González-Rubio (4/10), il portoghese João Botelho (5/10), il colombiano Carlos Gaviria (6/10) e il cubano Jorge Perugorría (7/10).


Tra le pellicole presentate alla sala cinema del Palazzo delle Esposizioni, “Alamar” di Pedro González-Rubio, “El vuelco del cangrejo” di Óscar Ruíz Navia, “Film do Desassossego” di João Botelho, “Retratos en un mar de mentiras” di Carlos Gaviria, “Rompecabezas” di Natalia Smirnoff, “Espiral” di Jorge Pérez Solano, “Afinidades” di Jorge Perugorría e Vladimir Cruz, “Lo que más quiero” di Delfina Castagnino, “Lucía“ di Niles Jamil Atallah, “Chico y Rita” di Fernando Trueba, Javier Mariscal e Tono Errando, “La mujer sin piano” di Javier Rebollo , “La vida útil” di Federico Veiroj e “Hermano” di Marcel Rasquin. Alla Casa Argentina per la sezione “Cine en costruccion”, invece, si presentano “Una novia errante” di Ana Katz, “Párpados azules” di Ernesto Contreras , “Rabia” di Oscar Cárdenas Navarro, “La punta del diablo” di Marcelo Paván, “El baño del Papa” di Enrique Fernández e César Charlone.


Venerdì 7 ottobre dalle 16, alla sala auditorium del Palazzo delle Esposizioni, è in programma il convegno “Presenza e identità del cinema latinoamericano in Italia”. Tra i relatori, Bruno Torri, presidente del “Sindacato Nazionale Critici Cinematografici” e Stefano Todini, esponente dei “Cinecircoli Giovanili Socioculturali” e autore di studi sulla distribuzione del cinema latinoamericano in Italia negli ultimi 15 anni. La rassegna, che ha come mission la promozione di una tra le cine­matografie più dinamiche e interessanti al mondo, è organizzata in collaborazione con le Ambasciate in Italia dei Paesi dell’area iberoamericana coinvolti nell’evento.

"SCOPRIR duemilaundici"

dal 4 al 9 ottobre 2011
Palazzo delle Esposizioni - Sala Cinema
scalinata di Via Milano 9/A - Roma


Casa Argentina

Via Vittorio Veneto 7 Roma

domenica 18 settembre 2011

"Esto es Ecuador", appuntamenti a Roma e Milano

L’Ambasciata dell’Ecuador in Italia ha organizzato l'evento “Esto es Ecuador” che si svolge martedì 20 settembre 2011 all'Hotel Boscolo Exedra di Roma, Piazza della Repubblica n. 47, e verrà replicato il giorno 22 settembre 2011 presso l’Hotel Principe di Savoia di Milano, Piazza della Repubblica n. 17, a partire dalle ore 9.30.

L'obiettivo dell'evento è quello di presentare l'Ecuador nel suo contesto economico, commerciale e turistico, affinché i partecipanti possano ricevere direttamente tutte le informazioni relative a cornice giuridica, promozione e protezione degli investimenti, offerta commerciale e turistica del paese, nonché le opportunità e i benefici. Una giornata di incontro con le autorità istituzionali e i rappresentanti commerciali del Paese, alla scoperta delle opportunità che l’Ecuador può offrire.

L’evento è un punto di partenza importante affinché le autorità e gli imprenditori italiani possano conoscere gli aspetti più rilevante dell’Ecuador per poter intraprendere azioni congiunte ed ottenere obiettivi comuni. Un incontro nel quale verrà illustrata la politica estera ecuadoriana in materia commerciale, di opportunità e di benefici all’investimento straniero e di attrazione turistica con lo scopo di far conoscere più approfonditamente l’Ecuador al mondo imprenditoriale italiano.

Per entrare nell’atmosfera ecuadoriana, ogni partecipante verrà dotato del leggendario Montecristi, il classico cappello Panama realizzato in Ecuador.

giovedì 15 settembre 2011

"La punta della lancia", viaggio tra culture e sentimenti

L'Amazzonia, le tribù indigene, le multinazionali che sanno quale "tesoro" contenga questa incredibile parte del mondo, l'incontro di culture diverse, di sfide e di sentimenti. Questi gli ingredienti del film "La punta della lancia", diretto Jim Hanon e realizzato nel 2005, e che racconta la vera storia di un gruppo di missionari che nel 1956 viaggiarono nella foresta della Amazzonia ecuadoriana per incontrare e tentare un approccio con la tribù dei Waodani, i quali non avevano mai avuto contatti con i bianchi, ma in quei territori insieme al messaggio che loro volevano portare, devono confrontarsi anche con gli interessi commerciali nelle compagnie petrolifere come la Shell.

La tribù dei Waodani è tagliata fuori dalla civiltà e ancorata ad uno stile di vita selvaggio, dove la violenza e la vendetta sono all'ordine del giorno. Quando il gruppo di missionari evangelici raggiunge il villaggio sperduto si accende un conflitto che sfocia nel sangue e i predicatori vengono trucidati, perché ritenuti una minaccia per la salvezza della tribù.

Una storia dura, ma nella quale è presente anche il forte legame di amicizia che nasce tra Mincayani, capo tribù, e Steve, un giovane figlio di uno dei missionari uccisi. Un incontro tra culture diverse e sentimenti unici e universali.
Interpretato da Louie Leonardo, nel ruolo di Mincayani, e Chad Allen, nel doppio ruolo del missionario Nate Saint e di suo figlio Steve, il film, il cui titolo originale è "End of the spear", è stato prodotto dalla Every Tribe Entertainment.

Perù: investimenti in otto destinazioni turistiche

Il Ministero del Commercio Estero e Turismo (Mincetur) investirà US$ 142,2 milioni nello sviluppo di otto destinazioni turistiche del Perù, ha annunciato il titolare del settore, José Luis Silva. "Queste risorse fanno parte del pacchetto di progetti turistici per US$ 170,8 milioni che si stanzieranno per i prossimi due anni", ha dichiarato il funzionario durante la sua presentazione presso la Commissione di Commercio Estero e Turismo del Congresso della Repubblica.

Le destinazioni turistiche che verranno beneficiate nella prima fase degli investimenti sono: spiagge del nord, nelle regioni di Piura e Tumbes, con US$ 6,6 milioni; Ruta Moche, tra Lambayeque e La Libertad, con US$ 21,9 milioni; e il Rio delle Amazzoni a Loreto, con US$ 24,6 milioni. Inoltre figurano: il Lago Titicaca a Puno, con US$ 14,4 milioni; Kuélap a Amazonas, con 22,6 milioni; e Paracas-Nasca a Ica, con US$ 16,6 milioni.

Infine, verranno investiti US$ 4,8 milioni per migliorare le destinazioni turistiche ad Arequipa, US$ 24 milioni a Lima e US$ 6,4 milioni a Cusco. Per la seconda fase invece è previsto un investimento di US$ 28,5 milioni con l’obiettivo di disporre di un’attrazione o percorso turistico in ogni regione.

mercoledì 14 settembre 2011

II Mostra del Cinema IberoAmericano

L’Istituto Cervantes di Roma, in collaborazione con le Ambasciate dei Paesi dell’area iberoamericana (Spagna, Portogallo e vari Paesi dell’America Latina) in Italia, organizza la II Mostra del Cinema IberoAmericano, che è in programma dal 4 al 9 ottobre. Lo scopo è quello di far conoscere e di valorizzare la specificità del cinema dei Paesi dell’ area iberoamericana che ha una popolazione complessiva di circa 700 milioni di abitanti, con idiomi comuni.

La Mostra, il cui direttore artistico è Giovanni Ottone, presenta film di nuovi giovani registi e anche altri film d’autore, selezionati, nell’ultimo biennio, in prestigiosi Festivals Internazionali (Berlino, Toronto, Rotterdam, San Sebastian, BAFICI, ecc.) e inediti, per il grande pubblico, in Italia. L'evento romano non è competitivo e comprende 18 lungometraggi, realizzati negli ultimi anni e scelti dalla Direzione Artistica. Tutti i film saranno proiettati in lingua originale, con sottotitoli elettronici in italiano. È prevista anche la partecipazione dei registi di alcuni dei film che verranno presentati.


Sono previste due sezioni: Ufficiale e Cine en Construcción. La prima è in programma al Palazzo delle Esposizioni – Sala Cinema. Comprende 13 film d’autore, realizzati nell’ultimo biennio (2009 – 2011), di vario genere e rappresentativi di vari Paesi. Partecipano ufficialmente alla Mostra i seguenti Paesi: Spagna, Portogallo, Messico, Cuba, Venezuela, Colombia, Uruguay, Argentina e Cile. Il cartellone prevede la proiezione di Chico y Rita, di Fernando Trueba e Javier Mariscal (Spagna, 2010); La mujer sin piano, di Javier Rebollo (Spagna, 2009); Filme do Desassossego, di João Botelho (Portogallo, 2010); Alamar, di Pedro Gonzalez-Rubio (Messico, 2009); Espiral, di Jorge Pérez Solano (Messico, 2009); El vuelco del cangrejo, di Óscar Ruíz Navia (Colombia, 2009); Retratos en un mar de mentiras di Carlos Gaviria (Colombia, 2009); Hermano, di Marcel Rasquin (Venezuela, 2010); Afinidades, di Jorge Perugorría e Vladimir Cruz (Cuba, 2010); La vida útil, di Federico Veiroj (Uruguay, 2010); Rompecabezas, di Natalia Smirnoff (Argentina, 2010); Lo que más quiero, di Delfina Castagnino (Argentina, 2010); Lucía, di Niles Jamil Atallah (Cile, 2010).

La Sezione Cine en Construcción si svolge a Casa Argentina – Sala Cinema, Via Veneto, 7. Comprende 5 film latinoamericani di autore che hanno partecipato all’omonimo concorso istituito, a partire dal 2002, dal Festival Internacional de Cine di San Sebastian e dai Rencontres Cinémas de l’Amérique Latine di Toulouse, nel corso del quale viene offerta la possibilità di concludere la postproduzione.I 5 film selezionati sono stati distribuiti, nel periodo tra il 2006 e il 2008, nei cinema dei rispettivi Paesi e in altri nel mondo: ‘El baño del Papa’, di Enrique Fernandez e César Charlone (Uruguay); ‘La Punta del Diablo’, di Marcelo Pávan (Argentina); ‘Rabia’, di Oscar Cardenas (Cile); ‘Párpados azules’, di Ernesto Contreras (Messico); ‘Una novia errante’, di Ana Katz (Argentina).

Previsto anche un evento collaterale, un convegno sul tema ”La presenza e la identità del cinema latinoamericano in Italia”, in programma venerdì 7 ottobre, dalle ore 16:30 alle ore 18:30, presso la Sala Auditorium del Palazzo delle Esposizioni

martedì 13 settembre 2011

Brutale attacco ai Guarani del Brasile con camion carichi di uomini armati

Survival International ha saputo che alcuni camion carichi di uomini armati stanno cacciando con violenza i Guarani del Brasile dalle loro terre, in preda al terrore di perdere la vita. “Le vite di molte persone sono in imminente pericolo” ha dichiarato a Survival Tonico Benites, un antropologo guarani. “In qualsiasi momento potrebbe morire un bambino”. Lo zio di Benites è stato accecato a un occhio durante un altro attacco sferrato recentemente contro le comunità guarani di Pyelito Kuê e M’barakai, a sud dell’Amazzonia brasiliana.


I Guarani sono stati costretti a fuggire per mettersi in salvo dopo che le loro capanne erano state incendiate, i loro indumenti bruciati e le famiglie minacciate. "Lampade e torce ci abbagliavano da tutte le direzioni” ha raccontato un uomo guarani, “e bambini e anziani non potevano scappare. Mentre vi scrivo questo messaggio mi si riempiono gli occhi di lacrime. In queste condizioni non abbiamo quasi più nessuna speranza di sopravvivere in Brasile”.
Sembra che uomini armati abbiano bloccato le strade, distruggendo un ponte che consentiva di raggiungere l’accampamento degli Indiani dall’esterno, e che abbiano circondato i Guarani per impedire l’invio di rifornimenti di cibo e medicinali. Da agosto sono già stati sferrati diversi attacchi ai Guarani, che stanno cercando di riavere la terra ancestrale, sottratta loro dagli allevatori negli anni ‘70.

I Guarani hanno subito persecuzioni anche nel 2003 e nel 2009, quando avevano fatto analoghi tentativi di rivendicare e rioccupare la loro terra.
“È scioccante che i Guarani debbano essere ripetutamente perseguitati per aver tentato di tornare nella terra che gli appartiene a pieno diritto” ha commentato oggi Stephen Corry, direttore di Survival. “Il governo brasiliano deve agire rapidamente prima di vedere cadere altre vite innocenti”.

Il governo brasiliano ha condannato l’ondata di violenza. Survival ha scritto alla Commissione Inter-Americana per i Diritti Umani (IACHR) chiedendo che siano prese misure urgenti per proteggere i Guarani, e al Ministro della Giustizia brasiliano sollecitando la mappatura e la protezione della terra Guarani così come previsto dalla stessa costituzione del Brasile.

fonte survival.it

Ribelli sequestrano i rifornimenti medici destinati alla tribù dei Nukak

Un gruppo di ribelli armati ha sabotato il primo tentativo di fornire assistenza medica d’emergenza via barca ai nomadi Indiani Nukak, una delle tribù della Colombia più minacciate d’estinzione. Survival International ha appreso che lo staff medico è stato costretto a cedere tutti i suoi strumenti, tra cui barelle, attrezzature chirurgiche e computer.

L’Organizzazione Nazionale degli Indigeni ONIC, proprietaria della barca sequestrata, è stata attaccata da alcuni membri delle FARC (le forze armate rivoluzionarie della Colombia) e al suo staff sono stati lasciati venti minuti per fuggire. Per i vulnerabili Nukak, che non hanno accesso all’assistenza sanitaria, si tratta di un durissimo colpo. La tribù è stata classificata come uno dei 35 gruppi in immediato pericolo di estinzione dalle Nazioni Unite proprio il mese scorso.

“L’interminabile guerra civile che insanguina la Colombia ha già seminato morte e distruzione tra i Nukak”
ha commentato Stephen Corry, direttore di Survival International. “Questo attacco equivale ora a un autentico disastro. Il sequestro della barca li priva dell’unica fonte di assistenza che hanno. È crudele e ingiusto che questa innocente parte della popolazione sia proprio quella che soffre di più.”

Una parte dei nomadi Nukak continua a spostarsi all’interno della sua foresta nonostante i pericoli posti dalla presenza dei guerriglieri in lotta per il controllo della coltivazione della droga. Altri, troppo spaventati per fare ritorno a casa, si sono rifugiati in insediamenti provvisori nella periferia delle città.


fonte survival.it

venerdì 9 settembre 2011

Omaggio alle nonne di Plaza de Mayo

Lunedì 12 settembre, alle ore 19.00, a Roma al Teatro Verde (Circonvallazione Gianicolense 10) è in programma un omaggio alle 'Abuelas de Plaza de Mayo'. Un appuntamento che è stato organizzato in occasione della prossima assegnazione, il 14 settembre a Parigi, ad Estela Carlotto, storica presidente dell’Associazione Nonne de Plaza de Mayo, del Premio della Pace dell’Unesco.

L'evento al Teatro Verde prevede l'ascolto di alcune letture e brevi interventi da parte degli autori di libri che hanno toccato il problema delle Abuelas de Plaza de Mayo. Presenti l’autore Massimo Carlotto e Cecilia Rinaldini che intervisterà Estela.

L’Associazione Civile "Abuelas de Plaza de Mayo" è un’organizzazione per i diritti umani argentina che ha la finalità di localizzare e restituire alle famiglie legittime tutti i bambini sequestrati e desaparecidos nell’ultima dittatura militare (1976-1983), creare le condizione per predisporre la Commissione per quei crimini contro l’umanità e ottenere la giusta pena per tutti i responsabili.


fonte romamultietnica.it

giovedì 8 settembre 2011

L'Avana interessata a tecnologie italiane per solare ed eolico

La Commissione Energia e Ambiente, costituita per volere del Governo cubano, all'interno dell'Assemblea del Poder Popular, ha stabilito che entro il 2015 una quota pari almeno a l'8,3% dei consumi elettrici del Paese sia coperto attraverso le energie rinnovabili (attualmente la quota è del 7%). Secondo i dati della Commissione, al 31 dicembre 2010 nell'isola sarebbero operativi 26.000 siti produttivi e utenze (non tutti connessi alla rete) che utilizzano pannelli fotovoltaici, generatori eolici, centrali mini idroelettriche, generatori alimentati a biogas, biocarburanti e biomasse. Complessivamente, queste installazioni hanno prodotto 178,1 GWh di energia.

In particolare:
Filiera eolica - A Cuba sono operanti quattro parchi eolici con tecnologia francese, spagnola e cinese, realizzati in diverse parti dell'Isola. In totale, nel settore eolico il Governo cubano stima di poter arrivare ad una capacità di generazione di 1.200/3.500 MW.
Filiera fotovoltaica
- Particolarmente diffuso l'utilizzo di pannelli solari soprattutto in scuole, ospedali, edifici pubblici: sono circa 8mila installazioni. Da rilevare che Cuba oggi esporta e installa pannelli solari anche in Venezuela e Bolivia.
Biomasse - Un programma, avviato quest'anno, prevede la realizzazione di 5 centrali a biomassa da 35 MW alimentate da residui della canna da zucchero (bagassa) in collaborazione con la britannica Havana Energy e comporterà un investimento di 250 milioni di dollari. È stato calcolato che l'installazione di impianti alimentati da bagassa nelle 56 raffinerie di zucchero operanti nel Paese, consentirebbe di alimentare una potenza di 1.500 MW pari alla metà dell'attuale fabbisogno elettrico.

Il primo sorgerà presso lo Zuccherificio di Puerto Rodondo a 250 chilometri dall'Avana, con 12mila ettari di terre coltivate. Havana Energy sta anche sperimentando un'apparecchiatura portatile da 300 KW per la produzione di energia con carbone attivato (la cosiddeta carbonella) ricavato da un cespuglio (marabu) ad alto tenore di carbonio, che ha invaso oltre un milione di ettari nell'isola e funziona a vapore. Infine Cuba sta sperimentando la coltivazione di jatropa per la produzione di energia da biomasse e olio combustibile.


In giugno, all’Avana, a margine della Conferenza Internazionale sulle Energie Rinnovabili (CIER 2011), si è svolto un incontro organizzato da ENEA e dalla Engineering di Roma. In tale occasione il Ministero dell'Industria di Base (MINBAS) cubano ha manifestato l'interesse a sviluppare progetti congiunti con l'Italia. Particolare interesse è stato manifestato dai cubani per la tecnologia del solare termodinamico a concentrazione, presentata dal consorzio Archimede Solar Energy Spa, guidato da ENEA che utilizza sali fusi come termovettore per accumulare calore. MINBAS e l'ENEA hanno concordato di organizzare un incontro con le controparti cubane in Italia nel periodo maggio-giugno 2012 in cui sarebbe inclusa una visita di tecnici cubani all'impianto sperimentale di Archimede Solar Energy ubicato a Priolo di Gargallo.

ENEA ha anche proposto di finanziare alcune borse di studio in Italia per giovani tecnici cubani sia nel settore delle energie rinnovabili che in quello delle telecomunicazioni. Presente all'incontro anche l'IILA (Istituto Italo Latino Americano) di Roma che ha presentato un progetto di cooperazione finanziato con fondi propri (115.000 euro) da realizzarsi con il coinvolgimento di Ducati Energia che prevede l'installazione di micro generatori eolici (da 1-3 kW) in zone rurali, che potrebbero alimentare utenze domestiche non connesse alla rete elettrica nazionale.


Nel corso dell'incontro è stata sottolineata l'opportunità di utilizzo di energie rinnovabili nel comparto turistico-alberghiero dove possono operare anche imprese miste (joint venture con partner stranieri). Un particolare interesse a questa filiera è stato riscontrato da parte della veneziana Be-Energy specializzata nei software di controllo (sicurezza) e nell'impiantistica per alberghi e ospedali. BE-Energy ha già fornito i suoi sistemi per l'Hotel Melià dell'Avana.

fonte esteri.it

mercoledì 7 settembre 2011

I Guarani del Brasile chiedono alla Shell di lasciare la loro terra

I Guarani del Brasile hanno chiesto al gigante dell’energia Shell di non utilizzare più la loro terra ancestrale per produrre etanolo. “La Shell deve lasciare la nostra terra” ha detto a Survival International Ambrosio Vilhalva, un Guarani di una delle comunità interessate. “…La compagnia deve smettere di utilizzare la terra indigena. Vogliamo giustizia, e chiediamo che la nostra terra sia demarcata e protetta”.

La Shell e il colosso brasiliano dei biocarburanti Cosan operano insieme con il marchio “Raizen”. Parte dell’etanolo commercializzato, venduto come biocarburante, è ricavato dalla canna da zucchero cresciuta sulla terra ancestrale dei Guarani. “Da quando l’industria ha cominciato a operare” si legge in una lettera degli Indiani indirizzata alle due compagnie, “la nostra salute è venuta meno: stanno peggio i nostri figli, gli adulti e anche gli animali”.


Si pensa che a provocare diarrea acuta tra i bambini guarani e a uccidere pesci e piante siano i prodotti chimici utilizzati nelle piantagioni di canna da zucchero. “Non riusciamo più a trovare molte delle medicine che un tempo crescevano nella foresta” lamentano i Guarani.… “Le piante sono morte per il veleno… I coltivatori non ci hanno mai consultato né ci hanno mai chiesto il permesso prima di piantare sulla nostra terra”


ll fallimento del governo brasiliano nel far rispettare le proprie leggi e demarcare e proteggere la terra dei Guarani destinandola al loro uso esclusivo, ha lasciato la tribù vulnerabile allo sfruttamento delle piantagioni di canna da zucchero. Intanto, molti Guarani vivono in condizioni spaventose, in riserve sovraffollate o accampati ai margini della strada. I Guarani sono stati assassinati a decine mentre cercavano di rioccupare la loro terra ancestrale e molti altri hanno subito violenze. I Guarani di Pueblito Kuê sono solo gli ultimi ad aver subito degli attacchi da quando hanno rioccupato la loro terra all’inizio del mese scorso.


“È tragicamente ironico che i consumatori acquistino l’etanolo dalla Shell come un’alternativa ‘etica’ ai combustibili fossili” ha commentato Stephen Corry, Direttore Generale di Survival International. “Non c’è sicuramente nulla di etico nel modo disumano con cui sono trattati i Guarani. Il governo brasiliano deve far rispettare le sue leggi e fermare la totale distruzione della loro terra.”


fonte survival.it

martedì 6 settembre 2011

La Cooperazione italiana punta all’energia pulita in America Latina

Nel corso di un Forum sulle energie rinnovabili e l’efficienza energetica nei Paesi latinoamericani organizzato dal MAE in collaborazione con l’Istituto Italo Latino Americano, la Banca Inter-Americana di Sviluppo (Bid), ed il Gestore Servizi Energetici (Gse), il 15 settembre verranno presentati a Roma due progetti finanziati dalla Dgcs e sviluppati di recente dall’Iila.

Il Forum, pensato in vista della V Conferenza Nazionale Italia-America Latina e Caraibi, che si terrà a Roma il 5 e il 6 ottobre prossimi, è incentrato totalmente sul tema delle energie rinnovabili e dell’efficienza energetica in America Latina e sugli strumenti finanziari a sostegno delle Piccole e Medie Imprese italiane nel settore. Nell’ambito di questo programma è incluso il lancio del volume ”Iila-Cepal: America Latina e Caraibe: La sfida dell’energia”, con l’intenzione che quest’opera possa convertirsi in un quadro di riferimento per i lavori della manifestazione che coinvolgerà istituzioni italiane ed internazionali, centri di ricerca tecnologica, istituzioni finanziarie, le Agenzie governative competenti per settore dei Paesi latinoamericani.

Le iniziative finanziate dalla Cooperazione italiana che verranno illustrate sono: il progetto “Sostegno al miglioramento del sistema energetico dei paesi latinoamericani – sistemi di risparmio energetico” (presenti per la presentazione gli esperti di Colombia, Paraguay, Ecuador e Bolivia), e l’altro è il Progetto “Stato attuale e sviluppo delle risorse geotermiche in Centro America”, del quale è stato responsabile il Prof Antonio Caprai. Il programma dei lavori prevede una presentazione del quadro latinoamericano nel settore energie rinnovabili, cui seguirà un’analisi dell’azione italiana a sostegno delle energie rinnovabili e dell’efficienza energetica, con la presentazione di strumenti finanziari a disposizione delle imprese. Nel pomeriggio avranno luogo sessioni tematiche dedicate alle opportunità di cooperazione e di investimento nei Paesi latinoamericani ed alle ‘success stories’ italiane.

fonte esteri.it

lunedì 5 settembre 2011

A Mendoza la mostra sul fumettista "desaparecido" Oesterheld

In Argentina, a Mendoza, è stata inaugurata una mostra internazionale sul fumettista Oesterheld, organizzata dalla Provincia e dalla Usef. Un evento che rappresenta un’importante occasione per ricordare una straordinaria vicenda umana ed artistica che negli anni sessanta portò in Sudamerica alcuni tra i migliori fumettisti italiani; da quell’avventura nacquero testate gloriose come “L’Eternauta” che in Argentina ancora oggi tutti ricordano con emozione.

La storia di Oesterheld, purtroppo, si incrocia con gli anni terribili della dittatura; il fumettista venne sequestrato e assassinato, così come le sue figlie, lasciando un vuoto ancora oggi incolmabile per i suoi familiari, amici e lettori affezionati. Dall’Italia, a testimonianza di questa epoca, era presente per l’occasione il collega fumettista Ivo Pavone, che ha preso parte alla conferenza dal titolo "Argentina e Italia, un ‘fumetto’ in comune".


fonte Aise

Ecuador: il porto di Guayaquil tra i più importanti dell'America Latina

Guayaquil è oggi il principale porto marittimo dell'Ecuador e uno tra i più importanti dell’America Latina oltre ad essere il principale snodo assorbendo il 70% del traffico commerciale gestito dal Sistema Portuario Nazionale. Ha una superficie di 200 ettari e i suoi moli sono lunghi 1.625 metri. La sua struttura è tra le più moderne e offre una vasta tipologia di servizi a navi e mercantili grazie a fornitori privati specializzati e posti sotto il controllo dell’Autorità Portuaria per assicurare servizi efficienti e competitivi anche sotto il profilo dei costi.

Per la sua posizione privilegiata sulla costa del Pacifico, il Porto di Guayaquil favorisce i traffici con il lontano oriente ed è strategico per i cargo latinoamericani che passano attraverso il Canale di Panama con destinazione finale Africa ed Europa. Secondo il ranking realizzato dalla CEPAL (Commissione Economica per l’America Latina), che ha preso in esame più di 100 porti della regione latinoamericana, il porto di Guayaquil è riuscito nel 2010 a posizionarsi al nono posto per il maggior movimento di container (1.093.349 teus, container da 20 piedi), registrando una crescita del 23,7% rispetto all’anno precedente.

Tale crescita evidenzia la notevole ripresa rispetto ai due anni antecedenti in cui il volume complessivo dei movimenti non aveva superato il milione di teus. Il trend crescente sembra destinato a persistere dato che le aspettative per l’anno 2011 prevedono un ulteriore incremento dei traffici del 15%. Mantenendo questo ritmo di espansione, il Porto di Guayaquil potrebbe presto convertirsi nel principale porto di riferimento per il Sudamerica sulla costa del Pacifico.


fonte iila.org

sabato 3 settembre 2011

Amazzonia: Indiani incontattati sempre più a rischio

Una spedizione effettuata recentemente nell’Amazzonia brasiliana occidentale ha rinvenuto nuove prove dello spostamento de gli Indiani incontattati verso altre zone della foresta. È probabile che a spingere gli Indiani più in profondità nel territorio brasiliano siano le crescenti pressioni esercitate sul vicino lato peruviano del confine, tra cui esplorazione petrolifera, disboscamento illegale e traffico di droga.

Purtroppo, gli Indiani isolati sono minacciati anche là: recentemente i trafficanti di droga hanno invaso l’Amazzonia brasiliana occidentale e si teme che i gruppi incontattati possano aver subito violenze. Le invasioni comportano anche il rischio della diffusione di malattie esterne verso cui gli Indiani incontattati hanno scarse difese immunitarie. Patologie comuni come il raffreddore o l’influenza potrebbero ucciderli.


“Chiediamo il sostegno dei governi peruviano e brasiliano” ha dichiarato Lucas Manchineri della tribù dei Manchineri “perché i controlli e la sorveglianza dell’area siano intensificati”. La spedizione è stata condotta dal Funai (Dipartimento per gli affari Indiani del Brasile), dalla Commissione Pro-Indiani dello stato di Acre e da FENAMAD (Federazione Indigena della Madre de Dios in Perù).

All’inizio dell’anno, Survival ha diffuso le riprese aeree di un gruppo di Indiani incontattati lungo il confine tra Brasile e Per, svelando dettagli mai visti prima. Survival sta continuando a sollecitare i governi peruviano e brasiliano a proteggere la terra degli Indiani isolati dalle invasioni con la massima urgenza.


fonte survival.it

giovedì 1 settembre 2011

ONU: lanciata campagna contro l’estinzione di 35 tribù della Colombia

Le Nazioni Unite hanno lanciato una campagna per proteggere 35 tribù colombiane dall’estinzione. Survival International lavora a stretto contatto con una di esse, i cacciatori-raccoglitori Nukak che vivono nel bacino amazzonico nord-occidentale. La campagna è la risposta a una pioggia di minacce che potrebbero spazzare via gli Indiani. Fra queste si citano sfratti, rapimenti, massacri, mine anti-uomo e reclutamenti forzati di giovani indigeni nei gruppi armati. Nel 2010, un articolo redatto dalle Nazioni Unite in preparazione di questa campagna denunciava che “il rischio di una scomparsa fisica o culturale rimane, e in alcuni casi è addirittura aumentato”.

Fra le tribù in maggior pericolo erano elencati i Nukak-Maku, i Guayaberos, gli Hitnu e i Sicuani.
Secondo l’ONIC, l’organizzazione nazionale degli indigeni della Colombia, negli ultimi otto mesi sono anche stati assassinati 60 indigeni. Spesso, la paternità di gran parte dei crimini che avvengono in Colombia è attribuita ai gruppi guerriglieri, come le FARC, ma le prove raccolte dall’ONIC collegano la maggioranza degli omicidi alle forze armate paramilitari e statali. Attraverso la sua campagna, l’ONU si prefigge di aumentare la preoccupazione pubblica per le tribù più vulnerabili della Colombia. La sua speranza di “unire il pubblico coinvolgendolo in azioni di solidarietà capaci di promuovere la protezione delle tribù” è rafforzata dal titolo della campagna: “Se loro scompariranno, se ne andrà anche una parte di te”.

La storia recente dei Nukak dimostra quanto è importante la campagna dell’ONU per far conoscere all’opinione pubblica queste tribù e i gravi pericoli che le minacciano. La guerra civile ha indotto molti dei Nukak a fuggire dalle loro terre tradizionali facendoli riversare nelle periferie delle città, dove ora versano in condizioni drammatiche. Il contatto con gli esterni è stato fatale. Dal primo incontro avvenuto nel 1988, più della metà dei Nukak sono morti di malattie importate.

Quelli che un tempo erano cacciatori-raccoglitori liberi, oggi subiscono l’attacco continuo di malattie e depressione, e devono affrontare un futuro molto incerto.
“La campagna dell’ONU riconosce giustamente che l’estinzione di una tribù non è una tragedia solo per chi è direttamente coinvolto” ha ricordato Stephen Corry, Direttore Generale di Survival International, “ma anche una perdita irreparabile per l’intera umanità”.

fonte survival.it